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Alabarda
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top
L'mwbgalabarda è un'mwbwarma inastata a punta, tagliente da entrambi i lati. Si compone di una mwcalama di mwcqscure sormontata da una mwcgcuspide o da una lama di mwcwpicca e sviluppante, posteriormente, in un uncino o in una seconda cuspide. Per forma ed utilizzo ricorda molto la mwdamwdqvoulge, della quale si costituisce come una sorta di evoluzione più raffinata.

Diffusa massicciamente in mwdwEuropa dai successi militari dei mweamercenari svizzeri a partire dal mweqXIV secolo, restò in uso alle forze di mwegfanteria sino ai primi decenni del mwewXVII secolo. Nel mwfaXVIII secolo era ormai divenuta arma di rappresentanza per le guardie di palazzo: a tal fine è ancora in uso alle mwfqGuardia Svizzera Pontificia e alla mwfgmwfwGuardia Real di mwgaSpagna, mentre in mwgqItalia essa è impiegata dal mwggCorpo Alabardieri del Duomo di Monza.

In mwhaaraldica l'mwhqalabarda è simbolo di mwhgbuona guardia e mwhwvirtù guerriere.

Contents

Storia
Origini
Note

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Etimologia

L'origine del vocabolo "alabarda" è ancora oggetto di contese. In mwiwlingua tedesca, "hellebarde" dovrebbe derivare da mwjaHalm-mwjqBarte (mwjgbastone-mwjwascia). Una simile analisi all'mwkaetimologia del nome concorrerebbe ad avvalorare l'ipotesi che l'alabarda, come un'altra mwkqarma inastata diffusasi in mwkgEuropa a partire dall'mwkwAnno Mille, la mwlaberdica, derivi dalle grandi mwlqscuri da guerra in uso alle popolazioni germaniche del mwlgNord Europa (v. mwlwAscia danese)cite-ref-oakeshott-1-0[1].

Bisogna inoltre considerare che in quei paesi dove forte fu l'influenza dei mwnqvichinghi, come il mwngRegno di Scozia ed il mwnwPrincipato di Kiev, ancora in epoca rinascimentale erano in uso grandi scuri da guerra assurte al rango di armi inastate per occupare quella nicchia tattica riempita, in mwoaEuropa Occidentale dall'alabarda: la mwoqberdica polacco-russa e l'mwogascia Lochaber scozzesecite-ref-2[2].

Storia

Origini

L'origine dell'alabarda risale all'mwrgetà del rame e all'mwrwetà del bronzo, (III e II millennio a.C.) ed è documentata nei graffiti della mwsaValle delle Meraviglie. Incisi sulla roccia si vedono i mwsqpetroglifi di una larga alabarda inastata su un manico corto e diverse alabarde inastate su manici molto lunghi.

Alabarde simili, in Cina chiamate mwsw, in bronzo, risalenti al mwtaPeriodo degli Stati Combattenti, (453 a.C. - 221 a.C.) sono state rinvenute, alcune delle quali conservate nei musei europei e qui sono comunemente chiamate ascia-daga o addirittura scambiate erroneamente per punte di lancia o pugnali.

Diffusione

L'alabarda, nella sua forma più primitiva, molto simile alla mwbwmwcavoulgecite-ref-3[3] (in pratica una mwdqmannaia inastata con una tozza punta alla sommità ed un uncino sul posteriore), fu arma distintiva dei mwdgmercenari svizzeri. Legò quindi il suo nome a quelle forze di mwdwfanteria che tra mweaXIV e mweqXV secolo, fidando sulla riscoperta delle mwegarmi inastate, stroncarono il primato della mwewcavalleria pesante sui campi di battaglia del mwfaTardo Medioevo (v. mwfqBattaglia di Grandson e mwfgBattaglia di Morat del mwfw1476; mwgaBattaglia di Nancy del mwgq1477).

Dagli svizzeri, l'uso dell'alabarda passò ai mwgwlanzichenecchi mwhatedeschi, la forza di fanteria voluta dall'mwhqimperatore mwhgMassimiliano I per cercare di arginare il crescente successo bellico degli elvetici. Lungo tutto il corso del mwhwXVI secolo, sia tra gli svizzeri che tra i mwialanzi, l'alabarda perse sistematicamente utilità sul campo di battaglia, finendo con il divenire, nel mwiqXVII secolo arma distintiva di alcuni sotto-ufficiali. I mwigmwiwtercios del mwjaRegno di Spagna, la forza di fanteria dominante in Europa sino alla mwjqBattaglia di Rocroi (mwjg1648), fecero un uso molto ristretto dell'alabarda, ricorrendo preferenzialmente al modello mwjwPike and Shot basato sull'uso della picca in appoggio all'mwkqarchibugio.

Quale arma di difesa personale, l'alabarda restò invece in forza alle truppe preposte alla protezione del sovrano sino al mwkwXVIII secolo, iniziando però a sviluppare verso forme ibride con la mwlapartigiana (altra arma inastata molto in voga tra le "scorte" delle varie famiglie reali europee).

«ALABARDA. s.f. In

franc

Hallebarde

. Arme in asta da punta e da taglio, fatta di un legno forte, lungo tre braccia, e tutto tempestato di chiodi, in cima del quale sta fitta una larga lama acuta e tagliente, guarnita nella sua parte inferiore di un ferro ritratto a modo di scure dall'un dei lati, e di una o tre punte arcuate dall'altro. Quest'arme terribile, colla quale si poteva caricar di punta il nemico, od arrestarne l'impeto, si crede introdotta per la prima volta in Italia dagli Svizzeri nella prima loro calata, l'anno

1422

; l'adopraron poscia e per lungo tempo i soldati Tedeschi chiamati Lanzi. Ora non è più in uso se non nelle anticamere de' Principi in mano di alcune delle loro guardie. Dicesi anche LABARDA.»

(Grassi, Giuseppe (1833), Dizionario militare italiano, 2. ed. ampliata dall'a., Torino, Società Tipografica Libraria, v. I-II, p. 40.)

L'alabarda è ancor oggi in uso a quelle forze di sicurezza statali che integrano all'uniforme vera e propria un'uniforme da parata con elementi storici: la mwlwGuardia Svizzera Pontificia e la mwmamwmqGuardia Real di mwmgSpagna.

Costruzione

Nella sua forma arcaica, l'alabarda ricordava molto la mwnqmwngvoulge dei mercenari svizzeri. Era composta da una lama metallica rassomigliante a quella di una mwnwmannaia, obliqua rispetto all'asta, con un uncino sul posteriore ed una cuspide alla sommità.

Nel corso del Cinquecento, l'alabarda si raffinò. Dalla massa indistinta del metallo iniziarono ad emergere in modo chiaro la lama di mwoqscure frontale, l'uncino o la cuspide posteriore, la cuspide o la lama di mwoglancia superiore. Arma pesante, l'alabarda venne alleggerita ricorrendo a dei fori sulla lama di scure frontale e sulla lama/uncino posteriore, ove presente. La cuspide superiore venne invece sempre più spesso sostituita da una lama di lancia di dimensioni ragguardevoli, spesso una vera e propria lama di partigiana, per garantire all'arma una maggior versatilità nel corpo-a-corpo.

Le esigenze belliche spinsero però anche in favore di accorgimenti che certo non migliorarono la maneggevolezza dell'arma:

• Per aumentare la capacità di penetrazione/trauma della scure, il posteriore venne sovraccaricato con una testa di martello, ottenendo un'arma ibrida con il mwpgMazzapicchio: la mwpwBardola;
• In altri casi, onde permettere una maggiore penetrazione alla cuspide posteriore, si preferì sostituirla con un mwqgtridente.

Come arma cerimoniale, l'alabarda venne sovraccaricata con qualsiasi tipo di decorazione: al posto della cuspide/lama superiore si inserirono torce, bandiere, statue raffiguranti animali, persone, vessilli ecc. Sotto alla testa metallica, l'alabarda era quasi sempre ornata da mwxqpassamaneria di pregiato mwxgtessuto.

Utilizzo

Sviluppata dai guerrieri elvetici, l'alabarda doveva inizialmente sortire a due requisiti:

1. Permettere di impegnare efficacemente il cavaliere corazzato trascinandolo giù di mwywsella, con un colpo di lama o agganciandolo tramite l'uncino, e liquidandolo, tramite un affondo della cuspide o, nuovamente, con un colpo della lama portato alle parti deboli dell'mwzaarmatura a piastre;
2. Difendere la linea dei mwzgpicchieri dalle lame delle picche nemiche, deviandole o tranciandone le aste lignee.

Nel corso del XV secolo, quando ormai tutti gli eserciti dei regni europei si erano muniti di numerosi quadrati di fanteria pesante (quasi sempre svizzeri o lanzichenecchi), l'alabarda si reinquadrò sempre più come un "tranciapicche". Si assistette nel contempo ad un allungamento della cuspide superiore o ad una sua sostituzione con lama di lancia vera e propria, onde permettere di trafiggere gli avversari nella mischia. La medesima evoluzione occorse, in buona sostanza, anche all'altra arma in uso agli svizzeri ed ai tedeschi che, seppur radicalmente diversa nella linea, occupava la stessa mw0anicchia tattica dell'alabarda: la mw0qspada a due mani, trasformata nel corso del mw0gRinascimento nello mw0wmw1aZweihänder.

Abbandonati i campi di battaglia, l'alabarda, rimasta in uso alle forze di sicurezza di regnanti e pontefici, alleggerì e ridusse sempre più di dimensioni la sua lama di scure privilegiando una lama di lancia superiore. La mw-wscherma tradizionale della lancia, raffinata lungo tutto il corso del mw-aTardo Medioevo e del mw-qRinascimento era perfettamente praticabile con questa tipologia di arma. Oltre all'affondo ed al colpo di ritorno con la parte interiore dell'asta, l'alabarda, con i suoi uncini, anelli e ganci, poteva agganciare l'arma, la corazza o le vesti dell'avversario impacciandone i movimenti nell'attesa del colpo risolutivo.

Nella cultura di massa

Come lo mwaqaspadone a due mani, anche l'alabarda è una di quelle armi la cui foggia particolarmente brutale ha garantito un posto nell'immaginario collettivo, oltre che in quello degli artisti.

Nei cartoni animati degli mwaqianni ottanta l'mwaqmalabarda spaziale di mwaqqGoldrake, frutto della fantasia di mwaquGō Nagai, è formata da due semi-aste con due lame alle estremità (note anche come mwaqyboomerang elettronici), che si uniscono a formare un'arma lunga 30 metri circa e pesante 15 tonnellate.

Nel videogioco arcade mwaqgmwaqkThe House of the Dead il primo boss (il Carro) è armato di alabarda.

In tutti i videogiochi della serie di strategia mwaqsStronghold sono reclutabili unità munite di alabarda, erroneamente chiamate "mwaq0picchieri".cite-ref-4[4]

È definita erroneamente alabarda il simbolo della città di mwarmTrieste, mentre in realtà si tratta di uno mwarqspiedo alla furlana.

Note

cite-note-oakeshott-11. mwarsOakeshott, Ewart (2000), mwarwEuropean Weapons and Armour: From the Renaissance to the Industrial Revolution, Boydell Press, ISBN 0-85115-789-0, p. 47.
cite-note-22. Caldwell, David (1981), mwaseSome Notes on Scottish Axes and Long Shafted Weapons, in Caldwell, David (1981), mwasiScottish Weapons and Fortifications 1100-1800, Edimburgo, John Donald, ISBN 0-85976-047-2, pp. 253–314.
cite-note-33. Il materiale iconografico coevo relativo alla mwascBattaglia di Morgarten del mwasg1315, debutto formale dei fanti svizzeri sul teatro bellico europeo, mostra chiaramente i ribelli elvetici armati di mwaskpicca e di mwasomwassvoulge, non certo di alabarda.
cite-note-44. mwas8(mwatamwateEN) mwatimwatmPikeman, su mwatqStronghold Wiki. mwatuURL consultato il 7 settembre 2024.

Bibliografia

• Brandherm, Dirk [e] O'Flaherty, Ronan (2001), mwatkProdigal sons: two 'halberds' in the Hunt Museum, Limerick, from Cuenca, Spain and Beyrǔt, Syria, in mwatoJournal of the Royal Society of Antiquaries of Ireland, a. 2001, v. 131, pp. 56-60.
• Caldwell, David (1981), mwat0Some Notes on Scottish Axes and Long Shafted Weapons, in Caldwell, David (1981), mwat4Scottish Weapons and Fortifications 1100-1800, Edimburgo, John Donald, ISBN 0-85976-047-2, pp. 253–314.
• Grassi, Giuseppe (1833), mwaueDizionario militare italiano, 2. ed. ampliata dall'a., Torino, Società Tipografica Libraria.
• Koch, H.W., mwaumIllustrierte Geschichte der Feldzüge im Mittelalter, Bechtermünz Verlag, ISBN 3-8289-0321-5, pp. 61, 73, 130, 166, 190-91.
• Ludwig, Karl-Heinz [e] Schmidtchen, Volker (1992), mwauyPropyläen Technikgeschichtemwauc : Band 2: Metalle und Macht, Propyläen, Berlino, ISBN 3-549-05227-8.
• O'Flaherty, Ronan (1998), mwauoThe Early Bronze Age halberd: a history of research and a brief guide to the sources, in mwausJournal of the Royal Society of Antiquaries of Ireland, a. 1998, v. 128, pp. 74-94.
• mwau0Oakeshott, Ewart (2000), mwau4European Weapons and Armour: From the Renaissance to the Industrial Revolution, Boydell Press, ISBN 0-85115-789-0.
• Schmidtchen, Volker (1990), mwaveKriegswesen im späten Mittelalter. Technik, Taktik, Theorie, Weinheim.

Voci correlate

• mwavkJi (arma)
• mwavsGuan dao

Altri progetti

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Collegamenti esterni

• citerefbritannica-com(EN) halberd, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.